Quando uno psichiatra fa una diagnosi di malattia mentale, fa riferimento a un manuale piuttosto complicato chiamato Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, abbreviato DSM. Inizialmente pubblicato nel 1952, questo tomo costituisce il riferimento anche per i ricercatori, gli istituti pubblici e privati di assicurazione sanitaria e l'industria farmaceutica.
Questa bibbia della psichiatria è però oggi oggetto di critiche e controversie. La quinta edizione, il cui contenuto è stato ampiamente anticipato sui media, si è attirata il dissenso di molti psichiatri, generando oltre 8mila commenti negativi riguardo gli argomenti più svariati: dai disturbi sessuali, all'ansia, ai problemi psicosomatici.
Le revisioni che sono state proposte sono "basate sui dati scientifici più rigorosi e aggiornati oggi disponibili" sostiene il vice presidente del comitato di revisione Darrel Reiger, aggiungendo che "le nuove inclusioni della lista di disturbi serviranno a stimolare la ricerca e condurci a una più profonda conoscenza".
I critici sostengono che alcune delle nuove malattie estendono la definizione di malattia mentale e abbassano la soglia di alcuni disturbi, che: "Produrrà un aumento delle diagnosi. Questo, a sua volta, genererà un enorme ondata di prescrizioni inutili, costose, e spesso dannose" sostiene Allen Frances - autore della precedente edizione - sulle colonne dello Psychiatric Times.
Un esempio di nuova malattia è la frenesia del mangiare. Secondo la nuova definizione questo disturbo potrà essere diagnosticato a chi indulge nel mangiare almeno una vola alla settimana per almeno tre mesi, mentre nella versione precedente si considerava malattia solo se accadeva almeno due giorni alla settimana per almeno sei mesi. I critici sostengono che l'abbassamento della soglia per questa diagnosi comporterà la medicalizzazione di comportamenti perfettamente normali.
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