Saggio sul giornalismo odierno

14:17


La scuola di giornalismo che forma i professionisti che riempiono le pagine dei nostri quotidiani o che alimentano di immagini e parole i nostri telegiornali non è una cosa di cui si sente parlare molto.

Non mi sono mai imbattuto in televisione o letto di "scuola di giornalismo", non ho mai visto nessun approfondimento su come i giornalisti lavorano, che criteri seguono, quali priorità hanno in termini di notizie da pubblicare, come pubblicarle, quale sia l'etica professionale che dovrebbero seguire etc etc.

Questo è alquanto curioso ma è altrettanto semplice osservare che la tendenza dominante è:

TURBARE, SPAVENTARE L'UTENTE CHE RICEVE L'INFORMAZIONE.

La responsabilità che hanno i media è spaventosamente grande, come è spaventosamente significativa l'influenza che hanno sulle popolazioni in termini di creazione dell'"opinione pubblica".

Da questo è facilmente deducibile che l'etica che dovrebbe regolare questo campo dovrebbe essere davvero rigida, come quella che regola tutti i settori di grande responsabilità: la medicina, il settore alimentare, il settore della sicurezza sul lavoro e tanti altri.

Ma la classe giornalistica, ovviamente facendo le dovute rare eccezioni, sembra essere esente da tutto questo.

Prendiamo il primo fattore, forse quello più rilevante : i giornalisti sembrano trattare principalmente notizie dove siano presenti controversie e/o polemiche, morte, pettegolezzi.

I fattori che dominano un quotidiano o un telegiornale sono proprio questi se osserviamo questi "prodotti" da un punto di vista analitico.

Infatti le parole che si sentono pronunciare di più e costantemente in un telegiornale sono "morti", "feriti", "scontro", "polemica" (in relazione a quest'ultima la frase preferita che si sente dire almeno una volta per Tg è "è polemica").

Più in generale "quando va bene" si parla di qualche personaggio importante (di solito indagato per qualcosa o pettegolezzi nei suoi riguardi) o viene data qualche notizia (sempre rigorosamente cattiva) dove non sono presenti morti e polemiche..e cioè: il crollo della borsa, tasse che aumentano, mutui o bollette rincarati, il cattivo tempo che distrugge le città, il caldo che ammazza le persone, cose di questo tipo..questa è la variazione, ma le morti e le controversie (specie quelle politiche ma non solo) sono il pezzo forte.

Un fattore interessante in tutto questo è il fatto che oltre a fornire la cattiva notizia viene fornito e ricercato il turbamento che ne deriva: immagini di cadaveri, mitragliate, esplosioni, deflagrazioni, interviste ai familiari delle vittime che piangono poco dopo le disgrazie, case distrutte, pozze di sangue, gente indignata, auto frantumate..tutte cose che accompagnano le "news", cose che trasmettono inevitabilmente la morte o la distruzione che queste notizie gia di per sè contengono.

Ora un pò di domande vengono spontanee (come diceva Lubrano):

Per quale motivo c'è bisogno di comunicare quasi solo esclusivamente cattive notizie?

Per quale motivo viene calcata la mano sull'aspetto distruttivo che queste notizie contengono trasmettendolo così all'utente?

Questo tipo di giornalisti (che purtroppo sembrano essere la maggioranza) penseranno che:

cattive notizie/turbolenza = interesse/controllo del pubblico = copie vendute.

Da questo ne deriva

1 mitragliate di cattive notizie che sembrano voler shockare intenzionalmente il telespettatore/lettore.

2 un ambiente pericoloso (quello che ci mostrano più pericoloso di quello che è effettivamente, che ovviamente contribuiscono attivamente a creare) diventa un elemento necessario altrimenti cosa ci scriverebbero sui giornali!? In parole povere maggiore pericolosità c'è nell'ambiente, maggiori saranno i profitti.

Peccato che l'effetto immediato di questo è che il pubblico realmente crederà di vivere un ambiente moooolto pericoloso, quindi questo genera malcontento a livello sociale ed anche tanta apatia, una mentalità del tipo "non c'è niente da fare ".

Magari sarà anche vero che le disgrazie e le controversie attirano l'interesse della nostra società e che abbiamo molti problemi, ma abbiamo davvero bisogno di sorbirci tutti i giorni tutto il giorno disgrazie e litigi, disgrazie e litigi, disgrazie e litigi…per giunta spesso amplificati?

Non voglio dire che bisogna omettere o censurare le cattive notizie (se proprio ci tengono a raccontarle..) ma :

- perchè trasmettere anche il turbamento (ed anche più) insieme alla notizia?

- perché divulgare solo quelle negative e quasi mai notizie buone che in qualche modo diano speranza alla gente?

A volte la buona notizia c'è, attenzione ma…sempre dopo una disgrazia, tipo "ostaggio rilasciato (dopo il rapimento)" etc etc. Non si può avere la buona notizia e basta e averne tante di più?

Provate un attimo ad immaginare come sarebbe.. bello no?

Probabilmente avremmo una società più spensierata dove la gente avrebbe più fiducia in se stessa, nei suoi progetti e mete ed anche più fiducia negli altri, anziché tutta questa diffidenza, cinismo ed apatia dilagante.

Di questo abbiamo bisogno, il resto, se proprio non potete fare altrimenti cari giornalisti "mercanti di caos", cortesemente tenetelo per voi.

Grazie.

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