L'importanza dell'aiuto.

14:51 1 Comments
















"Il motivo fondamentale per cui viviamo è l’aiuto"

E' un bel punto di vista vero?
La nostra società non ci educa di certo ad aiutare, l’atteggiamento predominante è del tipo “chi si fa i fatti suoi campa 100 anni”.....

In realtà tutto ciò che ci sta attorno influenza in maniera determinante le nostre vite. Il non prendersi la responsabilità di far parte di un gruppo chiamato società di certo ci porta a degli svantaggi anche solo considerando il mero fattore degli interessi personali.

Fare l’osservatore della nostra comunità e diventare unicamente il giudice di cosa va bene e cosa va male è una condizione davvero triste.

Prova a salire su un pullman ed incontrerai una platea di guidici e valutatori "professionisti"..

E’ sbagliato esprimere un’opinione?
Certamente no, ma è sbagliato fare troppo il giudice senza dare il proprio contributo.

Fare il nostro dovere nel gruppo non significa solo andare a lavorare e portare i soldi a casa; certo il lavoro è importante per fornire beni e servizi alla comunità ma non possiamo limitarci solo a questo.

Contribuire all’aiutare gli altri, aiutare le associazioni che hanno degli scopi di sopravvivenza comune, aiutare gli amici, aiutare una persona anche se la si conosce da poco, aiutare amici di amici, non sono cose da fare solo per sentirsi bene con se stessi o per farci giudicare “brave persone” dagli altri (anche se in queste due cose non c’è niente di male), sono cose da fare perchè l'aiuto è alla base della vita e alla base di ogni relazione sociale.

Probabilmente è anche la base della felicità : se impedisci a qualcuno di aiutare, per esempio un bambino, prova ad osservare che reazione ha. Gli avrai tolto un pezzo e questo vale anche per gli adulti.


Aiutare è una necessità, questo mondo lo lasciamo in eredità ai nostri figli e chi ce lo dice che dopo la morte non saremo noi stessi a ritornarci e ritrovarci tra le mani tutte le malefatte compiute precedentemente? E se fosse così?

La scuola dovrebbe passare questo messaggio ma non lo fa, la tv non lo fa, i media non lo fanno, allora vediamo di comprenderlo senza nessun tipo di ausilio..

Quando ci si rende conto di essere anche un gruppo oltre ad essere un singolo la visione della vita cambia, e lo strumento che permette questa nuova visione è proprio l’aiuto.

Per cui meglio cominciare a guardare fuori, c’è un mondo intero che ha bisogno di essere aiutato.

Saggio sul giornalismo odierno

14:17 0 Comments


La scuola di giornalismo che forma i professionisti che riempiono le pagine dei nostri quotidiani o che alimentano di immagini e parole i nostri telegiornali non è una cosa di cui si sente parlare molto.

Non mi sono mai imbattuto in televisione o letto di "scuola di giornalismo", non ho mai visto nessun approfondimento su come i giornalisti lavorano, che criteri seguono, quali priorità hanno in termini di notizie da pubblicare, come pubblicarle, quale sia l'etica professionale che dovrebbero seguire etc etc.

Questo è alquanto curioso ma è altrettanto semplice osservare che la tendenza dominante è:

TURBARE, SPAVENTARE L'UTENTE CHE RICEVE L'INFORMAZIONE.

La responsabilità che hanno i media è spaventosamente grande, come è spaventosamente significativa l'influenza che hanno sulle popolazioni in termini di creazione dell'"opinione pubblica".

Da questo è facilmente deducibile che l'etica che dovrebbe regolare questo campo dovrebbe essere davvero rigida, come quella che regola tutti i settori di grande responsabilità: la medicina, il settore alimentare, il settore della sicurezza sul lavoro e tanti altri.

Ma la classe giornalistica, ovviamente facendo le dovute rare eccezioni, sembra essere esente da tutto questo.

Prendiamo il primo fattore, forse quello più rilevante : i giornalisti sembrano trattare principalmente notizie dove siano presenti controversie e/o polemiche, morte, pettegolezzi.

I fattori che dominano un quotidiano o un telegiornale sono proprio questi se osserviamo questi "prodotti" da un punto di vista analitico.

Infatti le parole che si sentono pronunciare di più e costantemente in un telegiornale sono "morti", "feriti", "scontro", "polemica" (in relazione a quest'ultima la frase preferita che si sente dire almeno una volta per Tg è "è polemica").

Più in generale "quando va bene" si parla di qualche personaggio importante (di solito indagato per qualcosa o pettegolezzi nei suoi riguardi) o viene data qualche notizia (sempre rigorosamente cattiva) dove non sono presenti morti e polemiche..e cioè: il crollo della borsa, tasse che aumentano, mutui o bollette rincarati, il cattivo tempo che distrugge le città, il caldo che ammazza le persone, cose di questo tipo..questa è la variazione, ma le morti e le controversie (specie quelle politiche ma non solo) sono il pezzo forte.

Un fattore interessante in tutto questo è il fatto che oltre a fornire la cattiva notizia viene fornito e ricercato il turbamento che ne deriva: immagini di cadaveri, mitragliate, esplosioni, deflagrazioni, interviste ai familiari delle vittime che piangono poco dopo le disgrazie, case distrutte, pozze di sangue, gente indignata, auto frantumate..tutte cose che accompagnano le "news", cose che trasmettono inevitabilmente la morte o la distruzione che queste notizie gia di per sè contengono.

Ora un pò di domande vengono spontanee (come diceva Lubrano):

Per quale motivo c'è bisogno di comunicare quasi solo esclusivamente cattive notizie?

Per quale motivo viene calcata la mano sull'aspetto distruttivo che queste notizie contengono trasmettendolo così all'utente?

Questo tipo di giornalisti (che purtroppo sembrano essere la maggioranza) penseranno che:

cattive notizie/turbolenza = interesse/controllo del pubblico = copie vendute.

Da questo ne deriva

1 mitragliate di cattive notizie che sembrano voler shockare intenzionalmente il telespettatore/lettore.

2 un ambiente pericoloso (quello che ci mostrano più pericoloso di quello che è effettivamente, che ovviamente contribuiscono attivamente a creare) diventa un elemento necessario altrimenti cosa ci scriverebbero sui giornali!? In parole povere maggiore pericolosità c'è nell'ambiente, maggiori saranno i profitti.

Peccato che l'effetto immediato di questo è che il pubblico realmente crederà di vivere un ambiente moooolto pericoloso, quindi questo genera malcontento a livello sociale ed anche tanta apatia, una mentalità del tipo "non c'è niente da fare ".

Magari sarà anche vero che le disgrazie e le controversie attirano l'interesse della nostra società e che abbiamo molti problemi, ma abbiamo davvero bisogno di sorbirci tutti i giorni tutto il giorno disgrazie e litigi, disgrazie e litigi, disgrazie e litigi…per giunta spesso amplificati?

Non voglio dire che bisogna omettere o censurare le cattive notizie (se proprio ci tengono a raccontarle..) ma :

- perchè trasmettere anche il turbamento (ed anche più) insieme alla notizia?

- perché divulgare solo quelle negative e quasi mai notizie buone che in qualche modo diano speranza alla gente?

A volte la buona notizia c'è, attenzione ma…sempre dopo una disgrazia, tipo "ostaggio rilasciato (dopo il rapimento)" etc etc. Non si può avere la buona notizia e basta e averne tante di più?

Provate un attimo ad immaginare come sarebbe.. bello no?

Probabilmente avremmo una società più spensierata dove la gente avrebbe più fiducia in se stessa, nei suoi progetti e mete ed anche più fiducia negli altri, anziché tutta questa diffidenza, cinismo ed apatia dilagante.

Di questo abbiamo bisogno, il resto, se proprio non potete fare altrimenti cari giornalisti "mercanti di caos", cortesemente tenetelo per voi.

Grazie.

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